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Anne Augustine Savigny, meglio conosciuta come Madame de Thèbes è stata fra le cartomanti italiane più famose del XX secolo. Nel 1914 il giornalista Concetto Pettinato, dopo essere andato a trovarla, ne fece questo meraviglioso ritratto.

Penombra. Tappeti. Piccoli Budda osceni assopiti sotto le foglie di loto. In una vetrina, collezione di mani di gesso e di terracotta. La mano di Sardou. La mano di Rostand. La mano di Dumas figlio, di Monet Sully, di Drumont. Sul caminetto: busto di Dumas figlio, senza mani.

Sulle mensole fotografie, senza mano, ma con la dedica: “A Madama di Tebe in segno di riconoscente devozione, il principe Aless Karageorgevic”. “A Madama di Tebe in segno di devota riconoscenza, la Granduchessa X“. Poi la marchesa Y, la Contessa di Z: “l’Olympe, quoi?

Sui tavoli, elefanti, di tutti i prezzi. Un vaso cinese. Uno specchio, un’ottomana. Bazar. Giù dal soffitto, cespi di vischio. Scheletri. Caldo. Odore indefinibile, cabalistico. Imbottiture, come in un vecchio vagone di prima classe. Il salotto di un membro dell’Accademia ricomprato in liquidazione da una ex cantante.”Signore… “ da un uscio, dissimulato dietro un panneggiamento, come in un romanzo di Saverio di Montepin, la pitonessa sorge.

Clamide e chiome bianche; portamento militare; braccialetti d’argento; parecchie dozzine. Si direbbe una Carmen sylva reduce da una cura dimagrante. Oltre il panneggiamento, nell’antro, due sedie suggestive attendono, presso una scrivania sormontata da una lampada. Fotografie. Come sopra. Budda. Elefanti. Lenti d’ingrandimenti. Pastiglie d’anice. Su uno scaffale testi astrologici di tutti i tempi e paesi, rilegati e forse dipinti, come nelle librerie dei palcoscenici: “le mie previsioni per il 1914? anno folgorante, signore. Anno di belle gesta e di grandi eroismi. Saremo ancora nel cielo di Marte ma entreremo in congiunzione con Saturno, toccando quindi l’apice della fatalità del destino. Anno di discordia, poi di concordia. Anno di odio poi di amore. Anno di contrasto per i popoli europei. Febbraio 28 giorni Pasqua il 12 aprile… “ Non vi è dubbio: è proprio Madama di Tebe.

Il suo stile oltre che il suo domicilio e il suo ritratto: Madama di Tebe, vale a dire la terza sibilla del mondo dopo la Persica e la Cumana, la figlioccia di Alessandro Dumas Figlio, l’amica degli uomini più celebri, delle dame più grandi, delle teste più coronate. “Sapete, signore, quante teste coronate ho veduto assidersi sulla sedia da voi occupata.” Scricchiolii di cimelio. Rispetto molesto. E’ vero: Madama di Tebe, spinta giovanissima nella chiromanzia dall’autore di “Mezzo Mondo” mentre ancora esitava tra la facoltà di medicina, il conservatorio e qualche altra cosa ha fama di contare fra i propri clienti personaggi illustri. Una delle sue fatiche professionali più serie consiste nel memorizzare le fotografie degli uomini illustri per poterli riconoscere non appena entrano nel suo salotto. Un altra nell’imparare a memoria le sembianze delle persone che entrano nel suo salotto per potere, all’occorrenza, riconoscerle dalle fotografie. Il segreto professionale le vieta di pronunciarsi in proposito: ma si capisce subito che ella ha letto la buona ventura a parecchi granduchi, a più di un membro della famiglia reale di Portogallo e a non pochi uomini in vista. Nessuno potrebbe impedire a Madama di Tebe di passare ai posteri, se ella volesse scrivere della sua epoca una storia vista da dietro, come fece il Duca di Saint Simon per la propria. “I vostri ricordi ci mancano, Madama di Tebe”. “Ciò è quanto mi si predica da ogni lato. Voi, dicono, avete conosciuto la maggior parte degli uomini del nostro tempo. Li avete contemplati sotto una luce speciale: chi meglio di voi potrebbe rivelarci sul loro conto cose nuove e interessanti? Ed è vero modestia a parte. Ma non vi pare che sarei come un prete il quale si mettesse a sciorinare in pubblico i segreti affidatigli sotto il suggello della confessione? Che si direbbe di me? Ecco lo scrupolo che mi trattiene. D’altronde, credete forse che io porti nell’esercizio del mio ministero basse sollecitudini venali?” “Il vostro non è che un apostolato, una missione… ” “Una missione? Lo avete detto! Io porto nell’impiego delle mie facoltà intuitive il calore di chi è persuaso d’essere il ministro di bene. La chiromanzia può tornare d’utilità in tante occorrenze della vita. Io ho risuscitato la tradizione dell’occultismo, sottoponendole al metodo sperimentale, allargato la via aperta dal Desbarolles, fatto della vecchia arte abusata una scienza dalle formule esatte e inconfutabili. Mi domanderete quale rapporto possa esistere fra gli eventi del mondo e le linee della mano. Immenso! Noi siamo stati sottoposti, dalla nascita, alle influenze astrali. Non si è forse constatato l’influsso della Luna e dei Pianeti sulle maree? Sulla crescita delle piante? Ebbene un influsso analogo essi esercitano sulle creature umane che stanno per nascere modificandone l’indole e le disposizioni secondo la loro propria natura. Non ne abbiamo forse i segni nel diverso colore degli occhi e dei capelli? Nei gusti diversi?”

Naso. Ammirazione. Ronda di formule astrologiche d’uso comune: ” Ha le Lune addosso” “E’ nato sotto cattiva stella ecc. ecc. Spieghereste voi, altrimenti, le differenze nel fisico e nella morale che tanto spesso intercorrono tra fratelli nati a qualche anno di distanza, mentre i gemelli si rassomigliano come goccia d’acqua? “ “Non invadiamo il campo della ricerca della paternità.”

Credetemi! Le persone che vengono al mondo sotto lo stesso astro presentano affinità stupefacenti. Esiste un sincronismo tra la materia inanimata e quella animata.  Ecco donde deriva per noi l’efficacia di talune pietre. Saturnina, io ho per talismano il piombo argentino. Ai giovani consiglierei il quarzo aurifero. Ai marziani conviene soprattutto il ferro. A Venusiani e ai Mercuriani l’amianto leggero. Ai Lunari il cristallo di rocca.

Gli antichi astrologi ci lasciarono osservazioni preziose se a tali criteri aggiungete i dati della chiromanzia l’individuo più ignoto diventerà per voi pari a un libro aperto. Passatemi delle mani attraverso una tenda e, purché mi diciate il colore degli occhi, io vi dirò a chi appartengono.”

Pausa. Riflessi ambigui sul viso pallido dai tratti sottili e duri, protesi nel cerchio della luce “Ciò fa sì che la chiromanzia possa servire a mille applicazioni pratiche.”

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