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Io, il mostro. La mia Luna.

Io, il mostro.
La mia Luna.

Io, il mostro, era il titolo del quadro che l’insegnante di recitazione ci aveva dato il compito di dipingere.

Io dipinsi la Carta della Luna nella quale, però, al posto del granchio, sorgeva dalle acque l’esagramma numero 1 Ch’ien, il Cielo, il Creativo, perché il mostro che tanto temevo e che tenevo nascosto negli abissi dell’anima non era un lato oscuro e demoniaco, distruttore e orrido, bensì la mia stessa luce, era della mia parte migliore che avevo paura.

Questo è quanto capita alla maggior parte di noi.

Ciò che più temiamo è il nostro lato luminoso. Quello che ci spaventa è vederci per ciò che siamo realmente, creature luminose, creative, splendenti!

Tra le altre cose, la Carta della Luna raffigura l’inconscio, in particolare l’emergere di tutto quanto in noi si trova negli abissi dell’anima, è questo il significato del granchio. Esso è, appunto, il mostro che emerge dalle profondità del lago. Personifica le nostre paure, il nostro mister Hide, dunque tutte quelle pulsioni e quei desideri incofessabili, che teniamo sotto controllo ma non è detto che tali desideri siano necessariamente oscuri e distruttivi, almeno non in senso assoluto.

 Al centro della carta vi è un lago, in altre parole uno specchio d’acqua oscuro a causa del buio notturno. Tuttavia, la luce lunare ci permetterebbe di spiacchiarci se solo volessimo farlo. Le acque del lago sono magiche, perché in esse vedremo chi e come siamo veramente e scopriremo che, in fondo, siamo migliori di quel che crediamo e possiamo davvero realizzare tutti i nostri sogni. Nello specchio della Luna si scopre che i nostri sogni non hanno nulla di male, che anzi il realizzarli porterà beneficio all’umanità. Bisogna lasciar uscire completamente il granchio-mostro dalle acque, lasciare che giunga a riva, dove i lupi della fedeltà e dell’intelletto fanno da guardia e protezione contro i veri mostri. Allora, quando il granchio sarà sulla spiaggia, osservandolo alla chiara luce della Luna ci renderemo conto che non è poi così mostruoso, man mano che la luce bianca scoprirà il vero corpo del granchio sapremo scoprirne le qualità, apprezzare le sue caratteristiche, vedere la sua parte migliore.

Occorre molto tempo per comprendere la bellezza del granchio che emerge dalle acque. Quando esso fa capolino dall’acqua è solo un mostro, un’ombra informe, sarà necessario osservarlo per molto tempo alla luce perché la sua reale natura si manifesti ai nostri occhi.

Sulla Terra la Luna è la lanterna della notte. Essa dipana l’oscurità e ci permettere di scorgere la via per tornare a casa, distinguere gli oggetti e i volti. Grazie alle qualità della nostra mente possiamo riconoscere il bene dal male, l’utile dall’inutile, l’opportuno dall’inopportuno e la verità dal falso. Non a caso, la carta della Luna invita sempre il consultante a distinguere la verità dall’illusione e l’illusione più grande nella quale siamo caduti è di essere piccoli e cattivi e pericolosi oppure maldestri, meschini, deboli o ancora incapaci e pusillanimi, in una parola l’illusione più grande alla quale ci hanno abituati a credere è che nei nostri abissi viva un mostro terribile.

 Si, nei nostri abissi vive qualcosa di terribile ma nel senso che vive qualcosa di grandioso, di sovrannaturale, quella scintilla divina di cui siamo fatti: Ch’ien, il Creativo.

 Questo esagramma è formato da 6 linee intere che corrispondono alla forza primordiale luminosa, esso è la creatività, è la luce nella sua essenza, la forza concepita come moto continuo. Applicato al mondo umano esso rappresenta la saggezza e la sapienza, la capacità di creare e realizzare grandi cose. Si riferisce alla figura del sovrano ideale e mostra al consultante che egli è sovrano della propria vita.

 La sentenza dell’esagramma dice:

Il Creativo opera sublime riuscita, propizio per perseveranza.

Tutto può riuscire in modo sublime se si persevera nel seguire la propria vera natura e si agisce sempre in armonia con le leggi dell’universo.

Il vero motivo per cui tutti noi temiamo la luce sbalorditiva che giace negli abissi più profondi di noi stessi non è semplicemente perché ci hanno mentito facendoci credere che sia un mostro pericoloso. Questa paura ha radici più profonde e gran parte di essa è generata dalla nostra stessa volontà.

Ammettere che l’essere meraviglioso, luminoso e creativo che vediamo riflesso nelle acque siamo noi implica grandi responsabilità, smuove completamente le acque tranquille della nostra mente nelle quali ci siamo adagiati e così, cerchiamo di convincerci che sia solo la Luna quella luce meravigliosa che proviene dall’acqua. Alle volte, la paura è tale che ci convinciamo si tratti solo di un’illusione e trasformiamo così l’illusione in realtà e viceversa.

Abbiamo paura di scoprirci così capaci, così forti, così audaci, così compassionevoli e dolci, così intuitivi così, così luminosi perché allora non avremmo più scuse e dovremmo splendere ed essere felici e ci sembra troppo, siamo talmente prigionieri dell’illusione che pensiamo non sia la Luce la nostra vera natura e che, dunque, non meritiamo quella felicità. Eppure noi siamo quella creatività, è nostra natura splendere della Luce Divina riflessa come lo è per Luna splendere della Luce del Sole.

Abbiamo paura perché un noi stessi migliore è qualcosa di sconosciuto, e l’essere umano si sa, teme ciò che non conosce. Riconoscere che siamo tutti principesse coperte dalla pelle d’asino comporta l’assumersi responsabilità. Se sono quella luce che vedo riflessa posso smettere di drogarmi, posso dimagrire, posso sentirmi bella, posso fare il lavoro che amo, trasferirmi, perdonare. Se sono quella luce merito accanto una persona che mi ami e non qualcuno che mi usa o mi umilia.

Quando riconosciamo noi stessi nella Luna allora assumiamo il potere di cambiare la nostra vita, di renderla la vita che meritiamo e non quella che vorremmo, per questo la Lama XVIII è anche la carta della magia e dei poteri occulti.

Solo riconoscendo la nostra vera natura potremo scoprire i nostri poteri nascosti ed usarli per vivere la nostra vita come persone e non come burattini.

Nec spe, nec metu
Bimbasperduta.